La barba:Un fenomeno tutto al maschile dai molti significati

“Che barba!” usiamo dire oggigiorno quando qualcosa ci dà noia e fastidio. In queste poche parole possiamo scorgere l’ironia verso la cura quotidiana degli uomini. Non di tutti però. Molti amano barba e baffi lasciandosi crescere questa peluria sul viso, curandone l’aspetto ed il taglio, con attenzione e prodotti specifici. In alcuni volti maschili la barba riesce a donare un aspetto più interessante, di forte personalità, accentuando una particolare fisionomia, nonché virilità. Lungo il corso della storia proprio la virilità maschile è stata esternata grazie alla barba, che ha accompagnato l’uomo nei secoli, diventando uno strumento di identità civile, culturale, politica e religiosa.

Per moltissimi popoli ha rappresentato oltremodo valori importanti, come saggezza,virtù,  potere. Un segno distintivo di personaggi rilevanti, capi tribù, anziani o dotti. In alcuni periodi storici al contrario, poteva significare un senso di trascuratezza, o indicare colpe o vergogne a carico della persona che la portava. Il primo significato su tutti oltre alla virilità, era l’entrata del giovane uomo nell’età adulta, quindi anche fertile: aveva le credenziali per procreare e per partecipare legittimamente alla caccia e alle mansioni riservate ai grandi. Con l’avanzare dell’età e la lenta ed inesorabile vecchiaia, richiamava la saggezza degli anziani, specialmente nelle tribù indigene, o negli artisti e poeti.

Un breve cenno nella storia ci porta molto lontano prima con gli Assiri e poi con gli Egizi. Per i primi il culto della barba era di fondamentale importanza nell’esprimere potenza e comando. Lunghissime e molto curate, durante le cerimonie religiose o civili, venivano ornate da polveri di argento ed oro. Anche per gli Egizi il significato primario era quello del potere e della sovranità, e venivano forgiate anche delle barbe finte per le statue. Durante la costruzione di un monumento o un sarcofago riservato al Faraone, le statue potevano avere due modelli di barba: liscia o arricciata. Nel primo caso simboleggiava che il Faraone era in vita al momento della costruzione, mentre nel secondo caso no. Per gli Ebrei anche oggi è d’obbligo lasciare la barba lunga, con capelli corti sulla nuca e due lunghi boccoli uno a destra e l’altro a sinistra del volto. Gli islamici e soprattutto le tribù beduine portano ancora oggi la barba lunga e piena, rasata solo sotto il mento. Secondo i codici ispirati a Maometto, la barba poteva essere accorciata e sfoltita di circa 20 centimetri, e non rasata sulle guance, mentre i baffi dovevano essere molto corti sul labbro superiore. Si arriva così alle civiltà classiche, greche e romane. Virtù, bellezza e virilità, ma anche timore e rispetto era ciò che indicava la barba sia nell’Olimpo che nei grandi imperatori romani. Fu l’arrivo del condottiero macedone Alessandro Magno a cambiare le abitudini fin qui avute; la barba diventava ostacolo durante le battaglie e le sue truppe furono obbligate ad una rasatura quotidiana. I Romani, dapprima restii a tale cambiamento, in rispetto ai gloriosi antenati, si adeguarono per motivi militari a tale pratica. Con il Medioevo la barba assume una rilevanza quasi del tutto religiosa. Se per gli islamici era un dictat in rispetto a Maometto, in occidente, dopo lo scisma del 1035, è adottata dai soli Ortodossi. I cattolici in quel periodo ne erano privi ma ripresero l’usanza dopo il sacco di Roma da parte dei Lanzichenecchi, seguendo l’esempio del lutto di Papa Clemente VII, che si fece crescere una folta barba.

Ma è con la rivoluzione industriale della seconda metà del ‘700 e l’arrivo dell’Ottocento che si assiste all’apoteosi del fenomeno della barba, impossibile da sintetizzare in poche righe visto l’esempio dato dai grandi personaggi storici vissuti in quell’epoca: Goethe, Victor Hugo, Schopenhauer, Nietzsche,Jules Verne, Alessandro Manzoni e Tolstoj solo per citarne alcuni. Molti quadri d’arte possono testimoniare l’uso della barba e dei baffi di tanti illustri poeti e scrittori. Il veloce progredire dell’industria e la diffusione di prodotti cosmetici per la cura, nonché l’abbassamento dei costi per i trattamenti, fecero da volano per un rilancio della barba e dei baffi, che spesso avevano forme eccentriche ed elaborate. Nel nostro secolo, il ‘900, la barba sdogana il ruolo “impegnativo” dei precedenti secoli, e diviene uno stile personale da adottare o meno. Il tutto però accompagnato dall’attenzione nella scelta di prodotti curativi ad hoc studiati per mantenere lucidità e morbidezza, o per chi sceglie invece la rasatura, utilizzando rasoi e schiume di ultima generazione anche ecosostenibili. E il famoso “Figaro” approverebbe.

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